Chi siamo

Le origini

Nella tarda primavera del 1946, all’indomani del ventennio fascista ed al chiudersi della drammatica esperienza bellica, Eugenio Artom, Sergio Camerani, Carlo Morandi, Giovanni Calò, Alessandro Levi, Raffaele Ciampini,  studiosi ed appassionati di storia del Risorgimento,  si riunivano per dar vita alla Società Toscana per la storia del Risorgimento con lo scopo, come scriveva Artom nel 1971, “di ritornare alla Storia, riviverla senza preconcetti e senza deformazioni politiche, per conoscerla con obiettività di indagine, per ripensarla con sincerità di meditazioni, per farla conoscere agli Italiani che l’avevano mal conosciuta o che l’avevano dimenticata, così da poterne trarre insegnamenti nuovi a meglio comprendere la realtà del presente e le possibilità del futuro”. L’Assemblea dei soci, riunitasi il 30 giugno 1946 nel complesso delle ex Oblate, in via Sant’Egidio, a Firenze, decretava la costituzione della nuova associazione, che si ricollegava all’esperienza maturata in seno al Comitato Fiorentino della Società Nazionale per la storia del Risorgimento al Museo del Risorgimento di Firenze, trasformatosi, nell’agosto 1945, nella Biblioteca Archivio del Risorgimento. Così la Società Toscana trovava la propria naturale sede nella Biblioteca del Risorgimento, nata appena un anno prima al termine della breve e travagliata esistenza che aveva caratterizzato il Museo del Risorgimento sin dalla sua costituzione nel 1909.

Le finalità

Fin dalle sue origini, la Società Toscana indirizzava i suoi sforzi nella duplice direzione individuata nello Statuto Sociale approvato nel novembre 1946 e recentemente aggiornato: promuovere in Toscana la conoscenza della storia del Risorgimento e dell’Italia unita, organizzando convegni, giornate di studio, cicli di conferenze, mostre documentarie, pubblicando, fin dal 1955,  la Rassegna Storica Toscana, curando  la collana Biblioteca Storica Toscana, dando alle stampe una serie nutrita di pubblicazioni (monografie, repertori, cataloghi) che permettessero la raccolta, e la divulgazione dei risultati delle ricerche di storia fiorentina e toscana fra Settecento e Novecento, sempre legate alla più ampia articolazione della storia nazionale ed internazionale;  ricercare e conservare il materiale documentario e iconografico  riguardante la storia cittadina e regionale fra XVIII e XX secolo.

L’attività

L’attività della Società si è sempre contraddistinta per l’organizzazione di convegni e giornate di studio, per la cura di mostre documentarie e per l’organizzazione di cicli di conferenze.

Oltre all’attività scientifica, la Società ha costantemente svolto un’opera di divulgazione della conoscenza storica del periodo risorgimentale.

L’attività della Società Toscana si è sempre caratterizzata per gli aiuti forniti a studiosi e studenti, per lavori di ricerca storica e tesi di laurea, grazie al costante impegno, nel sostegno alla consultazione scientificamente guidata del patrimonio bibliografico ed archivistico conservato nella Biblioteca Archivio del Risorgimento, arricchito dai fondi direttamente posseduti dalla Società Toscana e dei versamenti che, grazie all’impegno dei Consiglieri della Società, l’Istituto ha potuto garantirsi nel corso dei decenni.

Il patrimonio archivistico e librario

Il patrimonio librario e documentario è considerevole: 22.000 volumi ed opuscoli sciolti, alcuni dei quali di grande pregio (miscellanee Vannoni e Ceccherini);  una raccolta di periodici che comprende i più importanti giornali fiorentini e toscani della metà dell’Ottocento (dall’”Antologia” alla “Patria”, dal  guerrazziano “Corriere livornese”  al montanelliano “Italia”,  ai rari “Indicatore livornese”, “Inferno”, “Scossa elettrica”); una collezione di proclami che comprende oltre 5.000 pezzi, dal periodo napoleonico alla fine del  XIX secolo; oltre 2500 inserti di documenti (val qui la pena di ricordare, in ordine sparso, le carte Bartolommei, Sansone d’Ancona, De Laugier, Enrico Poggi, Zannetti, Campanella, Luciani, Mazzucchelli, Pittaluga, ) i ricordi del Foscolo (raccolti al momento della translazione della salma dal cimitero di Chiswick alla basilica di S.Croce,  il fondo Antonio Bicchierai e, soprattutto, l’Archivio Fenzi (donato nel 1950 dagli eredi) che, con le sue oltre cento filze, costituisce, per le molteplici attività intraprese e per la rete di contatti e rapporti,  nazionali ed internazionali, intessuti dai noti banchieri fiorentini, una straordinaria fonte di conoscenza per la storia toscana ed italiana del XIX secolo.

Il patrimonio iconografico

Anche la raccolta iconografica è degna di menzione. Accanto ai dipinti del Lanfredini (La fucilazione di Ugo Bassi),  del Giacomelli (Lo scoprimento del monumento a Dante in Piazza S.Croce, ora esposto in Palazzo Vecchio) del Fabbi (La morte di Anita Garibaldi), dell’Uzielli (L’entrata di Vittorio Emanuele II al Quirinale), dello Steffani (Casa Garibaldi a Caprera), la Biblioteca possiede una notevole serie di stampe, caricature, allegorie che spaziano dalla fine del XVIII secolo alla prima Guerra Mondiale e che costituiscono una raccolta di circa 5.000 pezzi, tra cui, molto particolari, una serie di schizzi a penna che alcuni deputati facevano ai colleghi durante le sedute della Camera tra la fine dell’800 ed i primi anni del ‘900. Degni di menzione sono inoltre due piccole raccolte di impressioni dal vero: gli acquerelli di Felice Donghi relativi alle Cinque Giornate di Milano e gli oli di Faustino Joli sui corpi combattenti durante la I Guerra d’Indipendenza (fra cui spicca un soldato della fanteria di linea toscana del 1848).